vicenzAcustica
Il Giornale di Vicenza
Mercoledì, 22 Marzo 2006
Tutto esaurito all'Astra per funambolici talenti
di Stefano Rossi
vicenzAcustica 2006, tenutasi Sabato sera al teatro Astra di Vicenza, ha confermato tre veri
artisti della chitarra acustica, rivelando in particolare - a chi non lo conosceva già -
il grandissimo talento di un chitarrista italiano, Franco Morone, che alla tecnica e alla
ricerca musicale ha unito un'intensità esecutiva veramente degna di nota.
Non per niente in giro per il mondo è considerato il vero "poeta" italiano di questo
strumento.
Assieme a lui, sul palco dell'Astra, sono saliti l'organizzatore della serata, il vicentino
Roberto Dalla Vecchia, che a fatto sfoggio delle proprie capacità interpretative e compositive
presentando anche alcuni brani del nuovissimo album "Grateful", e il flatpicker americano
Mark Cosgrove, veramente notevole dal punto di vista tecnico per velocità e precisione
esecutiva.
Questa seconda edizione del festival ha mostrato punti di contatto e di diversità dei diversi stili degli artisti intervenuti: per dirla in due
parole, lo stile di Dalla Vecchia era basato su un background americano in parte anche cantato, mentre molto più sulla voce in alcuni
brani si soffermava il genere di Cosgrove, abilissimo peraltro con la chitarra, un vero funambolo.
Franco Morone ha scandagliato maggiormente anche il repertorio tradizionale italiano, chiudendo la sua
parte-ad esempio-con una tarantella.
Il secondo tempo, più breve, ha visto protagonista Morone, cui è seguito il gran finale con tutti tre gli artisti sul palcoscenico.
Roberto Dalla Vecchia,
pur presentando brani dal nuovo CD (bellissima in particolare "Ticket To Cesuna") non ha
trascurato di proporre anche altre canzoni dei precedenti, con grande
intensità esecutiva e non poca tecnica.
Bisogna tener conto che in questi frangenti gli artisti reggono il palco da soli,
esclusivamente con la propria chitarra e la propria voce. E Dalla Vecchia ha tenuto
perfettamente sveglia l'attenzione, pur con una pacatezza che riflette il suo carattere pacato
e la sua modestia.
Dopo un primo duetto proprio con l'organizzatore dell'evento, che ha visto il teatro Astra
tutto esaurito, è entrato in scena Mark Cosgrove,
che ha continuato ancor più che il suo predecessore il viaggio nella natia America. Se il
primo brano è stato piuttosto sognante e d’atmosfera, il viaggio è poi proseguito con grande
energia e allegria, facendo conoscere uno stile che meriterebbe certamente maggior fama.
Cosgrove ha confermato la sua propensione anche per il blues, che se in alcuni brani era
presente come sfumatura, in altri la faceva proprio da padrone.
La sorpresa è venuta nel secondo tempo, con un Franco Morone,
di un'intensità impressionante: partito da brani popolari del mondo del lavoro d'un tempo, è
passato attraverso pezzi di tradizione blues e celtica, sino ad approdare al gran finale di
tarantella, sia in versione umbro-toscana che in quella, più famosa, della tradizione napoletana. Come a dimostrare che se esiste
una solida tradizione celtica, anche in Italia abbiamo la nostra storia musicale, che ha saputo riproporre grazie a un paziente
lavoro di ricerca.
A queste capacità esecutive si è affiancata una tecnica notevole, che ha letteralmente fatto
"cantare" la chitarra di Morone facendola sembrare una vera e propria estensione della sua
sensibilità musicale.
Il gran finale ha visto riuniti sul palco tutti e tre i musicisti, che hanno voluto poi
chiudere con un bis a base di "rag", velocissimo e complesso stile che richiede veramente una
tecnica sopraffina. E il risultato è stato proprio notevole.
photos: Laura Kreider
Roberto Dalla Vecchia

